Biagio Coppa

Provenendo da una tradizionale famiglia di musicisti, la mia prima formazione non poteva che essere classica: fu mio nonno a far di me un discreto pianista... Solo successivamente, appagando un mio istinto innato per la ‘variazione’ (nella sua accezione più ampia), mi sono completamente immerso nell' alveo della musica improvvisata, privilegiando in particolare il jazz, che di questa rappresenta certamente lo sviluppo più completo e moderno.

I miei attuali riferimenti artistici come sassofonista sono David Liebman, Steve Lacy, Larry Smith, Bill Pierce, Joe Lovano, Steve Coleman, Wayne Shorter, Ornette Coleman. Negli ultimi anni ho concentrato la mia attenzione sulle tecniche moderne di espressione legate allo sviluppo delle musiche improvvisate di derivazione afro-americana: in particolar modo ho studiato le possibili evoluzioni della proposta musicale di Steve Coleman e del suo movimento M-Base; l'estensione e le applicazioni del concetto di ‘armolodia’ di Ornette Coleman; l'organizzazione e lo sviluppo del materiale sonoro nelle ‘forme aperte’ contemporanee; nonchè le conseguenze di un compiuto ‘approccio cromatico’ nella creazione di un linguaggio improvvisato. Attribuisco inoltre grande importanza all’influenza che oggi può avere, sulla costruzione di un linguaggio personale, la scuola classica contemporanea (in particolare le esperienze di Schoenberg, Webern, Kagel, Feldman, Cage ed altri): il mio tentativo è infatti quello di acquisire all’interno dell’approccio di matrice afro-americana le esperienze più creative del Novecento europeo, e più in generale occidentale: dodecafonia, serialità, musica aleatoria. Ultimamente mi sono dedicato ad approfondire le tecniche di direzione d’orchestra contemporanea, come quella del ‘sound painting’, secondo gli insegnamenti di Sabine Vogel.

La mia esperienza va dalle collaborazioni a progetti di musica contemporanea con Albert Mayer e Giuseppe Chiari, alla gestione di un mio personale progetto denominato Nuvole Sonore con la collaborazione di Paolino Della Porta, Mauro Grossi, Carlo Pedrini, Alessandro Fabbri ed altri.

Il mio approccio improvvisativo e compositivo ha trovato chiara e libera espressione all' interno del quartetto di jazz contemporaneo "Free Fly", creato insieme al chitarrista ed amico Walter Donatiello e completato da una creativa sezione ritmica formata da Giulio Capiozzo (batteria) e Santino Carcano (basso). Il lavoro di questo periodo confluisce nel disco “Aliseo” (1997).

La naturale evoluzione di questo percorso ha dato origine in seguito al progetto "Periplo Free Project" con la collaborazione di Donatiello, Massimo Manzi (batteria) e Giovanni Tommaso (basso); fino alla proposta "Pinocchio Sound Project”, rilettura in forma contemporanea del repertorio di Wayne Shorter, che vede coinvolti sempre Donatiello, Francesco Di Lenge (batterria), Luigi Ranghino (piano), Attilio Zanchi (basso).

Sempre legata alla pratica improvvisativa, ma in relazione con altre arti, è la mia partecipazione al progetto ‘sinestetico’ “Suono e Segno” dove mi confronto con proposte visive e figurative ad opera di pittori, scultori, videomaker, nel tentativo di tradurle in un articolato e logico evento sonoro, sia in performance solistiche che insieme ad altri musicisti. Su questa stessa linea si innesta”Una Storia Senza Punto Finale”, in cui le improvvisazioni musicali estemporanee accompagnano immagini e filmati dedicati alla vicenda dei ‘desaparecidos’ negli anni della dittatura in Argentina.

Nel 2002 ho diretto la Flight Band in Rhapsody in Blue di G. Gershwin, nella versione originale per pianoforte, jazz band e orchestra (pianista Giovanni Vitaletti).

Del 2003 è la prima assoluta - sempre con la Flight Band - di Quadri di un’esposizione di M. Musorgskij nell’insolito arrangiamento per jazz band di Michele Ferrara.

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